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martedì 1 dicembre 2009

Papà, Mamma, io voglio partire

La lettera del Direttore Generale della Luiss, Pier Luigi Celli, pubblicata oggi da Repubblica, indirizzata al figlio laureando invitandolo a lasciare l'Italia in quanto essa ormai non è in grado di garantire un futuro che non passi attaverso raccomandazione o "prostituzione intellettuale", mi ha commosso profondamente e mi ha spinto a riflettere a lungo. Questo che segue è il frutto della mia riflessione.

Caro papà, cara mamma,
è passato un anno da quando ho fatto le selezioni per Intercultura, da quando è iniziato il lungo cammino che mi ha portato a partire per l'Uruguay, a iniziare un nuovo (bellissimo e fondamentale) cammino della mia vita, a vivere un'esperienza che già mi sta profondamente arricchendo e fornendo tantissimi spunti di riflessione. Oggi ho letto una bellissima lettera, una lettera di un padre a un figlio che sta per laurearsi e si appresta a fare una scelta di vita: partire o rimanere? Questa lettera, oltre a commuovermi, mi ha ricordato le tantissime volte in cui mi avete parlato dell'importanza dello studio, citandomi le vostre esperienze e raccontandomi delle vostre storie. Allora (ero molto immaturo, concedetemelo) non vi davo molto caso, annuivo nella speranza che così terminavate di parlare rapidamente. Oggi mi rendo conto dell'importanza di quelle vostre parole. Osservando il mondo che mi circonda, capisco quanto l'Italia non sia più in grado di garantirmi il futuro che voglio meritare, per cui voglio lottare studiando e impegnandomi. Ora, mentre mi sto godendo il mio anno in Uruguay, imparando una nuova lingua e fortificandone un'altra, stringendo nuove amicizie, conoscendo e scoprendo un nuovo paese e una nuova cultura. Fra 8 mesi ritornerò a Palermo. Al mio ritorno mi aspetteranno tempi difficili, di sacrifici, di studio e di scelte importanti. Sarà il fatidico anno dell'esame di maturità, del primo reale passo verso la società dei "grandi", dell'inizio della definizione del mio futuro. Però di una cosa sono sicuro. Io non voglio che il mio futuro sia in Italia. Voi mi avete trasmesso l'amore e il rispetto per Palermo, per la Sicilia, per l'Italia; io amo il mio Paese, perché sarà sempre parte di me, della mia storia, perché l'Italia è la mia famiglia, i miei amici, la mia casa, le mie esperienze. Oggi però penso che l'Italia non ama me. Non ama i ragazzi che vogliono un futuro, che si vogliono distinguere utilizzando il sapere e le proprie abilità e non le raccomandazioni e la "prostituzione intellettuale". Non ama i ragazzi che partono come me e i miei amici di Intercultura, perché sa che questi ragazzi viaggiando e facendo le loro esperienze all'estero quando torneranno a casa (se ci torneranno) porteranno una ventata di aria fresca, parlando del confronto (impietoso) con il loro paese straniero. L'Italia non ama nemmeno chi resta e prova a cambiare le cose, nell'illusione che queste possano realmente cambiare. Perché l'Italia è il paese di Berlusconi, della non politica, della non opposizione, degli inciuci, della mafia, dei mafiosi, delle veline, dei tronisti (che guadagnano 10 volte un laureato), dei manager senza scrupoli che portano le aziende al fallimento non preoccupandosi degli impiegati che finiscono in una misera cassa integrazione che a stento serve ad arrivare al 15 del mese, figurarsi al 30 (tanto chi sta in alto i soldi li ha sempre avuti, li ha e sempre li avrà). E' il paese delle raccomandazioni, delle prostituzioni intellettuali, dove se hai un corpo da modella e sei disposta a darla puoi avere tutti i lavori che vuoi e se sei bruttina ma con un cervello da 110 e lode a volte ti ritrovi a casa, struggendoti e desiderando di essere nata bella invece che intelligente. In Italia i valori veri non hanno più valore. La lealtà, il rispetto, la collaborazione sono ideali che lasciano spazio sempre di più all'appartenenza a una famiglia o a un clan, all'avere una quinta di reggiseno, all'essere amico o portaborse di tale deputato o senatore o ministro. Molti penseranno "Ma all'estero mica è tutto rose e fiori". Vero, verissimo. Però all'estero vale la meritocrazia (non intesa come forma di governo), chi vale, chi studia, chi s'impegna, chi lotta per quello in cui crede alla fine ha quello che si merita, senza passare per quella raccomandazione o quella parentela. Per questo io voglio partire, mamma e papà. Sono già "partito" ma un giorno partirò definitivamente e spero di avere il vostro appoggio, il vostro sostegno e il vostro affetto. Sono sicuro che continuerete ad aiutarmi e a sostenermi, come avete sempre fatto.
Vi voglio bene
Grazie
Vostro figlio Ennio

1 commento:

  1. Caro Ennio, Chiara mi ha chiamato per farmi leggere questa tua lettera aperta. Devo dire che essa non mi sorprende: lo sapevo, e se proprio la devo dire tutta, lo speravo che sarebbe finita così. Tu sai come io dica sempre che il mio anno (che poi sono stati quasi due ) vissuti all'estero sono stati gli anni più belli della mia vita.... >Certo erano anni particolari, era una città (Barcelona) l'anno prima delle olimpiadi che l'hanno "rivelata" al mondo moderno,era un anno particolare in mezzo ad altri studenti di 57 nazionalità diverse, ma di sicuro, è stata questa apertura al mondo, insieme con la scoperta di "come può funzionare realmente il mondo" che mi hanno reso quell'anno indimenticabile e bellissimo. Quindi me lo aspettavo, speravo che il "confronto" con altri ragazzi "speciali" di tutto il mondo ti avrebbe cambiato, e questo è successo...
    Certo so che quando tornerai, sarà un anno difficile, ti verranno "le scarpe strette" a rivivere nella nostra povera città, con gli usi (chiamiamoli usi, meglio sarebbe abusi) di questa terra, ma spero che riflettendo che sarà solo per un altro anno, che poi partirai di nuovo per l'università e per continuare a costruire la tua vita lontana da palermo, riuscirai a "sopportare" ED ANZI TI SERVIRà DA STIMOLO PER IMPEGNARTI MAGGIORMENTE IN QUANTO è NECESSARIO PER USCIRE DA QUI. Infatti è un processo lento e difficile "riuscire" lontano dalle certezze e sicyurezze della propria terra, ma la fatica è ampiamente ricompensata.... Quindi coraggio, io ti sarò vicina in questo tuo percorso e fiera di te. la tua mamma

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